|
Simboli
dei Nativi Americani: i gioielli del sud-ovest:
Hopi, Zuni e Navajo
Il Sud-Ovest americano comprende gli stati di Arizona e New Mexico, oltre
alle zone meridionali di Utah e Colorado. E' una terra di grande fascino,
dal clima secco e desertico, senza mezzi termini. Su questo immenso altopiano
i colori sono più vividi, i sapori forti, le emozioni intense.
Il Sud-Ovest vede mescolarsi fra loro, senza quasi toccarsi, almeno tre
culture: quella nativa, depositaria dei segreti di questa terra; quella
ispanica, giunta nel XVI secolo a seguito dei conquistadores; e infine
quella angloamericana, l'ultima arrivata, dopo il trattato di Guadalupe
Hidalgo del 1848. La cultura indiana di questa regione si suddivide in
due grandi tronconi etnici: quello Pueblo, il più antico, e quello
Diné o Athabascan, secondo gli antropologi giunto qui almeno cinque
secoli fa.
Al gruppo Pueblo appartengono più di trenta nazioni tribali che
occupano altrettanto villaggi sedentari di case di adobe, una mistura
rossa di terra e paglia. I pueblo sono tutti in New Mexico: Zia, Acoma,
Taos, Santo Domingo, San Felipe, Santa Clara, San Ildefonso, Pojoaque,
Tesuque Solo due popoli pueblo risiedono in Arizona: sono gli Hopi e
gli Zuni.
I rappresentanti dell'etnia athabascan nel Sud-Ovest sono invece i Navajo
(che possiedono la più grande riserva di tutto il continente) e
gli Apache, suddivisi in vari gruppi tra Arizona, New Mexico, Oklahoma
e Texas.
Hopi e Zuni
Detti anche Moqui, gli Hopi sono un popolo pueblo che vive su tre mesas
nel deserto dell'Arizona settentrionale. La loro nazione si trova all'interno
della nazione Navajo. Uno dei loro villaggi, Oraibi, è stato abitato
per oltre 1.000 anni. Qualche secolo fa tutti gli altri villaggi della
tribù erano situati nella vallata, ma i loro abitanti si trasferirono
in cima alle mesas per proteggersi dalle invasioni spagnole, alla fine
del XVI secolo. Le loro case, come quelle degli altri popoli pueblo, sono
fatte di adobe e hanno al massimo tre piani, una in fila all'altra. Il
tetto di ogni abitazione funge da terrazza a cui si accede per mezzo di
scale di legno, e da cui è possibile raggiungere la terrazza della
casa successiva, e così via.
Il mais, nelle sue diverse colorazioni gialla, rossa, nera e azzurra,
è la base dell'alimentazione hopi da migliaia di anni. Essi lo
coltivano nonostante il clima aridissimo e secco grazie alle sorgenti
permanenti della zona. Oltre al mais, gli Hopi producono principalmente
zucche e fagioli. I giardini hopi sono di proprietà di clan individuali,
che li contrassegnano agli angoli con pietre su cui è dipinto il
simbolo clanico. Un tempo le donne integravano la dieta raccogliendo bacche,
semi e radici commestibili nel deserto. Gli uomini organizzavano cacce
alla lepre usando dei bastoni da lancio, anche se la caccia non fu mai
la loro attività principale. L'abbigliamento maschile era costituito
da pantaloni di cotone, camicie di tessuto larghe e mocassini di pelle
di cervo; l'abbigliamento femminile prevedeva abiti intessuti a mano che
spesso passavano sulla spalla destra, lasciando libera la sinistra. L'acconciatura
femminile tradizionale hopi è riconoscibilissima, dato che prevede
due grandi dischi di capelli ai lati della testa.
La religione hopi è estremamente complessa, e come quella degli
Zuni e degli altri pueblo ruota intorno a un preciso calendario annuale;
ogni periodo dell'anno ha i propri dei e le proprie cerimonie. Famosissime
sono le kachina, bambole artigianali oggi vendute a livello internazionale
anche e soprattutto da falsi imitatori; in realtà, i Kachina sono
i numerosi dei hopi, che si manifestano nei diversi periodi dell'anno
portando le piogge, contrassegnando la stagione del raccolto, ecc. In
particolare, viene celebrato il solstizio d'inverno, durante il quale
si raccontano le storie della migrazione (gli Hopi affermano di provenire
da Sud) e i Kachina impersonificano gli dei della pioggia. I bambini credono
che i danzatori mascherati da Kachina siano gli dei in carne ed ossa,
e questo mistero viene loro svelato soltanto in corrispondenza dell'età
della pubertà.
Gli spagnoli, al loro arrivo in Arizona settentrionale, stabilirono le
proprie missioni cattoliche tra gli Hopi e cercarono in tutti i modi,
senza successo di sradicare la loro cultura e la loro religione, che essi
definivano "pagana e diabolica". Allo scoppio della Rivolta
Pueblo del 1680, gli Hopi unirono le proprie forze a quelle delle altre
tribù e scacciarono per sempre i conquistadores iberici dalle proprie
terre (infatti gli spagnoli tornarono dopo qualche anno in New Mexico,
ma non si avventurarono più tra gli Hopi). Fu durante e subito
dopo questa rivolta che i villaggi vennero trasferiti sulle mesas.
Gli Hopi sono oggi considerati tra i popoli nativi più tradizionalisti,
e fra quelli più antichi. Secondo gli antropologi, i nativi americani
provengono tutti dalla Siberia, e in epoche diverse a ondate successive
migrarono nel continente americano attraversando quello che oggi è
lo stretto di Bering, tra l'Alaska e la Siberia. Ma gli Indiani tradizionalisti
rifiutano questa versione, e raccontano qualcosa di diverso circa le proprie
origini. Gli Hopi raccontano molte storie. Dicono tutti le stesse cose,
poichè tutti provengono dallo stesso popolo creato da Taiowa, tanto
e tanto tempo fa. Nonostante molti abbiano dimenticato, molti altri ricorderanno.
E, come chiesto da Masau, faranno del loro meglio per prendersi cura di
questo mondo meraviglioso.
E per essere certi di non dimenticarlo, l'hanno scritto su una roccia.
Hanno scritto il piano della vita degli Hopi, su una roccia chiamata Roccia
della Profezia. Chiunque la può vedere, nei pressi del villaggio
di Oraibi (Arizona). Parla di un mondo tormentato da dubbi e miserie,
afflitto dalla malattia. Un mondo chiamato Koyaanisqatsi, "mondo
privo di equilibrio".
I Navajo
Il vero nome dei Navajo è Diné (Il Popolo). La maggior parte
degli Americani anglofoni pronuncia il nome in modo errato, concludendolo
con una vocale lunga (come in Din-ee o Din-a). La pronuncia con vocale
corta e interrotta è quella corretta, e la sua trascrizione fonetica
corretta è Dine'é, anche se, per convenzione generale, si
usa oggi la scrittura Diné. Come molte altre nazioni native americane
hanno fatto o sono in procinto di fare, c'è un ritorno nei documenti
ufficiali tribali al nome originale della nazione in sostituzione di quello
assegnato storicamente dai bianchi (termine che spesso trae origine da
un dispregiativo). Ad esempio, il Navajo Community College, l'università
dei Navajo, si chiama ora Diné College. In questo libro utilizzeremo
sia la denominazione "Din" che quella "Navajo".
La cultura navajo forma un collante che lega e unisce tra di loro i membri
tribali. Il popolo dei Navajo, a differenza di moltissimi altri popoli
nativi americani, ha avuto la fortuna di rimanere nelle proprie terre
ancestrali dopo l'invasione dei bianchi, con la sola eccezione del periodo
di deportazione e reclusione a Bosque Redondo, durato quattro anni e conclusosi
nel 1868. Una parte importantissima dell'identità navajo, dell'essere
Navajo, è la terra su cui questo popolo vive. Essi affermano che
la terra su cui vivono venne data loro dagli Esseri Sacri, i Diyin' Diné,
che giunsero fin qui dal cielo . Essi diedero ai Navajo la terra compresa
fra le quattro Montagne Sacre e dissero loro di proteggerla. E tutta questa
terra è ancora dei Navajo oggi. Gli Esseri Sacri dissero ai Din
che fintanto che avessero vissuto fra le quattro Montagne Sacre, simboliche
delle quattro direzioni, essi li avrebbero protetti e si sarebbero presi
cura di loro.
Per i Navajo, in ogni cosa esistono un aspetto femminile e uno maschile.
La parte maschile è quella aggressiva, quella del mentire, dell'imbrogliare,
della guerra, del male. La parte femminile è quella in cui si trovano
amore, compassione, il prendersi cura degli altri. Ogni essere umano ha
in sè entrambe le parti - ad ogni modo, gli uomini sono uomini
e le donne sono donne. Ciascuno ha precise responsabilità all'interno
della famiglia: le donne utilizzano la propria parte compassionevole per
prendersi cura della famiglia e dell'hogan, l'abitazione tradizionale
navajo; l'uomo usa il proprio aspetto aggressivo per provvedere alle necessità
fisiche degli altri membri familiari. Il fatto che uomo e donna abbiano
i propri ruoli non significa che non possano fare il lavoro dell'altro
o dell'altra, dato che ogni persona ha in sè entrambi gli aspetti,
maschile e femminile. Non è sbagliato per un uomo cucinare,
lavare i piatti, cambiare i pannolini, fare il bagno ai figli e così
via se questo è ciò che c'è bisogno di fare; la stessa
cosa vale per la donna nello svolgere compiti precipui del ruolo maschile.
Ma vi sono certi limiti circa ciò che un uomo può fare nella
metà femminile della vita e viceversa. A una donna non si daranno
mai arco e frecce dicendole di andare in guerra ad uccidere, sebbene ella
potrebbe anche fare questo se non vi fosse altra scelta per proteggere
la propria famiglia. Tutti, compresi i bambini, hanno la responsabilit
di mantenere la casa viva, bella, pulita e sicura.
Per i Navajo, come per tutti i popoli tribali, la famiglia è molto
importante. C'è la famiglia immediata, composta dai genitori e
dai figli, e la famiglia estesa, di cui fanno parte decine di nonni, bisnonni,
zii, prozii, cugini e nipoti. Le famiglie estese sono divise in clan,
che vennero creati dagli Esseri Sacri. I quattro clan originari furono
Casa Torreggiante, Acqua Amara, Grande Acqua e Uno-Va-In-Giro. Oggi vi
sono circa 130 clan diversi. Quando un Navajo incontra un altro Navajo
per la prima volta, si presenta comunicando per prima cosa il proprio
clan di appartenenza: ci si identifica infatti come esseri umani tramite
l'appartenenza clanica della madre, del padre e degli antenati. Una volta
che un Navajo conosce il proprio clan, non sarà mai solo, poichè
i suoi antenati saranno sempre vicini.
Poi c'è quella che in inglese si chiama "immediate family",
la famiglia mononucleare europea. Qualsiasi Nativo, e in particolare un
Navajo, sente una grande responsabilità nei confronti della propria
famiglia, poichè senza di essa il popolo non avrebbe ragione di
esistere, sarebbe finito. All'interno della famiglia ciascuno ha un ruolo
importante da giocare. Se uno solo dei membri familiari non compie
ciò che sono le proprie responsabilità, è l'intera
famiglia a soffrire.
Il Canyon de Chelly (pron. Scèi) si trova nel cuore della terra
dei Navajo, in mezzo alle quattro Montagne Sacre che proteggono Dinétah,
la Terra dei Diné. Esse sono: ad Est il Blanca Peak (4.363 m);
a Sud il monte Taylor (3.471 m); a Ovest l'Humphrey's Peak delle montagne
di San Francisco (3.861 m); e a Nord l'Hesperus Peak (4.030 m). Il Canyon
de Chelly è un luogo molto sacro e bello per i Navajo. E' un posto
in cui tutte le fonti di vita sono abbondanti. E' un luogo di grande pace,
dov'è possibile apprendere grandi lezioni. Nel canyon ci sono antiche
rovine degli Anasazi, che in navajo significa "gli Antichi".
La gente che viveva in quelle rovine forma la base di ciò che sono
i Navajo oggi. Il Canyon de Chelly è uno dei luoghi più
importanti a cui un Navajo può far visita oggi. Per millenni la
gente Diné è venuta qui a ricevere la grande forza e il
potere delle sue pareti rocciose. Il passato e il presente dei Navajo
è nascosto nei recessi di questo luogo incantato che, invece di
ergersi verso l'alto dalla pianura come fanno le montagne, è nascosto
al mondo esterno, e non lo si vede finchè non si arriva ai suoi
margini. Alcune delle cose pi importanti accadute alla gente navajo sono
avvenute all'interno di questo canyon, uno dei primi luoghi in cui gli
Esseri Sacri misero piede. E' un luogo molto sacro. E' qui nel canyon
che gli Esseri Sacri insegnarono ai Navajo come vivere, e ancora oggi
essi considerano gli Esseri Sacri con estrema reverenza e gratitudine.
I Navajo onorano loro e i loro insegnamenti vivendo ogni giorno le verità
che in essi si trovano. I Navajo onorano i Diyin'Diné poichè
essi misero qui per gli uomini tutti le cose di cui abbiamo bisogno per
vivere ed essere felici. Essi diedero agli uomini Padre Sole, il quale
dà energia e luce a Madre Terra. Madre Terra nutre e dona tutte
le cose ai Navajo, comprese le montagne, gli alberi, gli animali, l'erba,
il cibo e le erbe per guarire dalle malattie.
Gli Esseri Sacri insegnarono ai Diné come custodire nostra Madre
Terra, ed essi li onorano e se ne prendono cura. Molte genti di Madre
Terra oggi le stanno facendo del male. Verrà il giorno in cui i
popoli della Terra andranno dai Navajo a chiedere di insegnare loro come
prendersi cura della Terra. Quando quel giorno verrà, i Navajo
saranno pronti - e, in effetti, sotto molti aspetti quel giorno è
già qui.
La cultura Navajo è viva attraverso le cerimonie. Ci sono numerosissime
cerimonie per molti scopi e cose diverse - anch'esse sono state date ai
Navajo dagli Esseri Sacri. Tramite le cerimonie si impartiscono lezioni
importanti che i Navajo debbono conoscere per rimanere in vita come popolo.
Le cerimonie insegnano la storia del Popolo, le responsabilità
che comporta l'essere esseri umani nell'universo e il nostro posto al
suo interno in quanto tali. Come esseri umani siamo molto potenti: possiamo
farci del male nel mondo, oppure possiamo aiutarlo, e questo ci insegna
anche la pazienza. Le cerimonie sono anche il luogo in cui viene tenuta
viva la lingua diné, il luogo in cui si parla con gli Esseri Sacri.
Esse sono d'aiuto in molti modi per benedire i malati nella mente e nel
corpo, e vengono inoltre utilizzate per celebrare occasioni di gioia e
per risolvere problemi all'interno della società e all'interno
della famiglia. In questi momenti si raggiunge un punto in cui tutti si
è d'accordo su ciò che è meglio fare per il bene
di tutti, oppure ci si riprova fino a riuscirci.
Anche la musica è una parte molto importante delle cerimonie ed
ha grande potere. Gli Esseri Sacri osservano costantemente il Popolo e
vedono come esso li protegge. Ci sono molte persone che si recano nella
terra dei Navajo, o si mettono in contatto con loro, cercando di imparare
e di apprendere le loro cerimonie allo scopo di scrivere un libro o di
fare un film. Ma tutto quello che gl'importa è fare soldi. Non
sono interessati al potere delle verità di cui le cerimonie sono
espressione e veicolo al tempo stesso. In certi libri si possono trovare
alcune delle cose più sacre che insegnano al popolo navajo come
vivere, alcune delle più grandi lezioni di vita. Queste sono
cose di cui non si dovrebbe parlare al di fuori delle cerimonie, poichè
hanno grande potere, e utilizzate nel modo sbagliato possono causare grandi
danni a Madre Terra e a tutte le cose che ci vivono. La cultura del
popolo Navajo è come un fragile bambino. Bisogna averne cura. Non
bisogna dare in braccio un bambino al primo che capita: bisogna farne
tesoro, proteggerlo. La cultura navajo sopravvive perchè viene
trattata come un fragile bambino. Essa non va sfruttata a fini egoistici.
Sarà ancora qui per i figli, i nipoti e i pronipoti dei Navajo
di oggi. Come ha fatto con i loro antenati, insegnerà loro a
mantenere l'equilibrio, una bellezza di vita, la Via della Bellezza.
Le storie e i racconti tradizionali si contraddicono spesso tra loro,
a causa delle differenti versioni rese agli antropologi da diverse persone.
Secondo alcuni Navajo, ad esempio, quello in cui viviamo è il Quarto
Mondo successivo all'Emersione del Popolo dal terreno; per altri siamo
nel Quinto Mondo. In alcune versioni dei miti, cui i canti e le preghiere
fanno continuo riferimento, i due Gemelli Sacri, Uccisore Di Mostri e
Nato Dall'Acqua, sono figli di Donna Cangiante; in altre versioni il primo
è figlio di Donna Cangiante, il secondo di sua sorella minore Donna
Conchiglia Bianca. In una ulteriore versione, essi sono figli di Prima
Donna, che a sua volta contribuisce assieme a Primo Uomo alla creazione
di Donna Cangiante. A voler dare un senso logico razionale a tutto questo
caos (e questo autore ci ha provato) non si otterrà altro che confusione.
Il fatto è che queste cose non possono essere apprese dai libri:
una storia tradizionale, per acquisire il proprio potere, non può
che essere trasmessa oralmente con una condivisione di tabacco tra chi
la narra e chi la riceve, pena la sua volgarizzazione e riduzione a favoletta
per bambini. Da un altro punto di vista, quello che importa nelle storie
della tradizione orale non è tanto la logica, quanto il messaggio,
la morale che sta dietro ciascuna di esse, che le impregna dal profondo.
Ed è qualcosa che si capisce non tanto con la testa, quanto col
cuore. Come avviene nelle occasioni in cui vengono narrano, piuttosto
che dedicare appositamente un capitolo a queste storie, si è deciso
di porle qui e là, senza un ordine preciso, di modo da rendere
il più possibile su carta stampata il modo in cui avviene la trasmissione
di conoscenza tradizionale navajo.
La Nazione Navajo è più grande di dieci fra gli stati americani,
con un'estensione di oltre 25.000 miglia quadrate. Ha quasi la stessa
estensione degli stati di Rhode Island, Connecticut, New Jersey e New
Hampshire messi insieme. E' più grande di 1.120 acri dello stato
della West Virginia. Grosso modo, è grande quanto l'Italia settentrionale.
I suoi residenti (circa 160.000 secondo le stime ufficiali, almeno 100.000
in più secondi i dati reali) la chiamano spesso The Rez ("La
Riserva") in slang americano. "Dove sono tutti quanti?"
è una domanda comune che si fanno i turisti che attraversano questa
terra arida e sconfinata, bella e affascinante, comunque forte. Fatta
eccezione per qualche hogan isolato visibile dalla strada, infatti, o
per le comunità urbane di Chinle, Window Rock, Shiprock, Ganado,
Kayenta, Tuba City, Tsaile, Lukachukai e altre, la riserva può
sembrare a prima vista disabitata durante il giorno. Ma spostandosi di
notte lungo una delle strade che l'attraversano senza mai fare una curva
per miglia e miglia, improvvisamente appaiono luci e lucine distanti a
rivelare case e abitazioni apparentemente disperse in quella grande vastità,
come stelle cadenti che punteggiano il deserto.
La terra dei Navajo è racchiusa fra quattro grandi fiumi, due dei
quali sono il San Juan e il Colorado, e fra quattro montagne sacre, ciascuna
associata a una divinità e a un colore. Ad Est vi è il Blanca
Peak (4.363 m), colore bianco, che rappresenta Donna Conchiglia Bianca;
a Sud il monte Taylor (3.471 m), colore azzurro, a rappresentare Donna
Turchese; a Ovest l'Humphrey's Peak delle montagne di San Francisco (3.861
m), colore giallo, a simboleggiare Donna Abalon; e a Nord l'Hesperus Peak
(4.030 m), colore nero, a rappresentare Donna Ossidiana. Oltre la parte
principale della riserva Diné, che comprende al suo interno anche
un'altra riserva, quella della Nazione Hopi, il territorio della Nazione
Navajo comprende anche le riserve di Ramah, Canoncito e Alamo. I diversi
ambienti riscontrabili vanno dalla foresta di conifere subalpina al deserto.
Corallo -Importato dall'area del Pacifico da tempo immemorabile,
è simbolo di protezione.
Turchese -Per i Navajo significa fecondità, prosperità
materiale e spirituale, buona fortuna. Ne esistono vari tipi, a secondo
della cava in cui viene estratto. In genere, comunque, il turchese americano
è più tendente all'azzurro di quello asiatico, con maggiori
venature verdastre.
|